PostHeaderIcon Palazzo Ovio-Gobbi



Costruzione quattrocentesca, sorge sull'isola formata dai due rami del fiume Livenza che si dividono vicino al ponte di via Luigi Nono e si ricongiungono nei pressi di ponte Lacchin. Più avanti fu scavato il letto per quello che diventerà il canale della Pietà, dividendo così l'isola in due; su una sorge il Duomo e sull'altra, più avanti, la scomparsa piazza del Porto. Palazzo Ovio-Gobbi si trova sulla piazzetta del Duomo, stretto tra palazzo Borsetti a destra e palazzo Plateo a sinistra. La primitiva abitazione del Quattrocento in cui risiedeva la famiglia Ovio, non era ancora quella signorile ed elegante che vediamo tuttora. Esisteva un ampio scantinato ed un pianoterra di poco rialzato. Il primo e il secondo piano furono aggiunti successivamente, quando la famiglia Ovio raggiunse una certa ricchezza e divenne parte della nobiltà. Tutto ciò si capisce anche dal fatto che venne usata una diversa qualità di pietra per gli stipiti e i contorni delle finestre. Quelli al pianoterra sono di pietra locale di colore grigiastro ritenuta povera e friabile (veniva estratta della cava situata tra Fiaschetti e Caneva). Gli stipiti dei balconi superiori e gli archi dei portali sono di pietra calcarea bianca e molto dura, resistente sia alle intemperie che alla salsedine. Questa pietra molto ricercata, che adoperò frequentemente anche il Sansovino per i palazzi veneziani facilmente soggetti all'erosione, proveniva dalle cave dell'Istria. La costruzione del primo e del secondo piano del palazzo Ovio-Gobbi si presume sia stata eseguita nella seconda metà del diciassettesimo secolo. In particolare, nella pietra di volta che si trova nell'arco che sostiene la balconata che guarda il fiume Livenza è scolpita la data MDCCXXXIX, cioè 1734. In quegl'anni furono evidentemente eseguiti ulteriori lavori nella casa e furono aggiunti portale, balconate e poggioli che decorano sia la facciata che guarda la piazza Duomo sia il retro. All'epoca gli Ovio non badarono a spese per arricchire il palazzo e renderlo una raffinata residenza signorile. La decorazione interna, parte ad affresco e parte in stucco, più alcune tele inserite in riquadri sulle pareti (teleri), occupa tre stanze del piano nobile, il salone centrale e le due stanze adiacenti. Sulle pareti del salone, in cui ora si trovano solo le cornici di stucco si ammira un affresco raffigurante una figura femminile con un pappagallo in mano (vi è incisa la data MDCCLXVI, 1766), molto probabilmente Caterina Cornaro, nobile veneziana, regina di Cipro; in sei ovali posizionati sopra l'architrave delle porte, alcuni affreschi che raffigurano busti di imperatori romani (Cesare, Augusto, Vespasiano, Tito, Traiano), otticamente creano l'effetto di una piccola galleria di busti in marmo inseriti in piccole nicchie. La decorazione a stucco è di notevole bellezza; sulle pareti inserite in eleganti specchiere, compaiono figure allegoriche (forse le quattro stagioni) e sul soffitto motivi di grande leggerezza che rendono la superficie simile ad un ricamo.