Il Manifesto: la Storia

L’Associazione Pro Sacile, organizzatrice della plurisecolare Sagra dei Osei, presenta al pubblico tale manifestazione con un manifesto - poster al quale attribuisce importanza non solo per l’indubbia immediata efficacia promozionale, ma anche in relazione alla valenza storica che questo acquisirà negli anni.
Sempre considerato un simbolo della città è inoltre un modo per contribuire alla conservazione della memoria storica senza la quale una comunità non ha identità.
Fu agli inizi del 1900 che l’Amministrazione Comunale pensò di regolamentare e valorizzare la manifestazione fornendole un regolamento e pubblicizzandola con un manifesto.
L’Associazione Pro Sacile conserva un manifesto datato 1927 di considerevoli dimensioni (1.0x2.0m) con alcune decorazioni lineari liberty.
In tale manifesto sono pubblicizzate le moltissime iniziative che già caratterizzavano la Sagra dei Osei, chiamata quella volta Mercato Esposizione Uccelli.
Negli anni ‘50 nacquero i manifesti abbelliti da un’immagine, normalmente un uccello.
Da quel momento inizia la storia del manifesto moderno che, pur mantenendo la tipologia iniziale, propone ogni anno un strumento di pubblicità sempre nuovo e sempre diverso. Gli apporti dati da artisti e da tecnici pubblicitari, che si sono avvicendati negli anni nella composizione pittorica e grafica sono notevoli, permettendo di studiare, attraverso il materiale conservato, l’evoluzione della manifestazione e del gusto estetico attraverso gli anni.
Il primo manifesto pittorico risale nel 1950, opera del pittore Giovanni Doretto di Pordenone, ed è stato utilizzato per molti anni a seguire.
A partire dal 1973 ogni edizione della Sagra degli Osei ha il proprio manifesto. La realizzazione viene affidata su commissione da parte dell’Associazione Pro Sacile a professionisti della comunicazione grafica ed artisti.
Dal 1984 viene indetto un concorso pubblico per la realizzazione del bozzetto per il manifesto della Sagra dei Osei, attualmente con cadenza biennale che segna ogni anno una crescente partecipazione.
Diventa così elemento di identità ed unità storica e oggetto di collezionismo da parte di appassionati d’arte.
 

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